Narrare

La tecnica narrativa del mostrare invece di raccontare.
Mostrare, piuttosto che raccontare: quando scriviamo, ci limitiamo a dire come stanno le cose oppure le mostriamo per come le immaginiamo? Una linea sottile la differenza, eppure così marcato l’effetto che ne deriva. Si tratta di una scelta importante, che può determinare il successo di uno scritto.
Lo ha sottolineato spesso Umberto Eco nelle sue scritture, lo diceva anche Cechov:
“Non dirmi che la luna splende, mostrami il riflesso della sua luce sul vetro infranto.”
È proprio questo il senso: fammi vedere attraverso la pagina quello che tu, scrittore, stai vedendo nella tua mente. Voglio vedere le parole staccarsi dal contorno dell’inchiostro sul foglio bianco e imprimersi tra i miei sensi. Mostrami ciò che vedi e fallo con azioni, dialoghi, una scena. Non me lo dire come se mi stessi raccontando cosa hai fatto ieri, fammelo vivere come se ci fossi stato anch’io.
Il lettore ha bisogno di fondersi totalmente con ciò che legge; allo stesso tempo lo scrittore necessita che sia così: ciò fa sì che un libro non venga dimenticato, che voltando l’ultima pagina si abbia l’impressione di perdere qualcosa, che nel tempo si senta la necessità di riprendere in mano quell’opera e fare un nuovo viaggio attraverso le sue pagine.
Leggere è un momento in cui si viaggia e si può raggiungere qualsiasi meta, il posto che lo scrittore di turno ha scelto e immaginato per noi. Che ha “mostrato” a noi. Per questo è importante che noi, che abbiamo tra le mani il potere dell’inchiostro (dei tasti? Sì, ok. Dopotutto lo sto scrivendo al PC ma il concetto non cambia, è più romantico dire inchiostro.) Che dicevo? Ah sì, il potere dell’inchiostro dei tasti. È importante capire come utilizzarlo affinché il viaggio cominci con la prima lettera che scriviamo e termini con… ecco, che non termini mai. Nemmeno a libro concluso.
Ci sono libri che ti restano dentro per sempre e li ricordi anche dopo tantissimo tempo, e un motivo per spiegare tutto questo c’è sempre, e non è detto che dipenda unicamente dalla trama.
Se infatti leggiamo una storia che definiamo interessante ma che troviamo essere scritta in maniera mediocre, qualcosa di incompiuto ci rimane e pensiamo: Poteva essere scritta meglio, che peccato. Io avrei approfondito. Io avrei descritto maggiormente. È uno spreco di fantasia.
Non è forse così?
Passiamo all’atto pratico: notate come cambia l’aspetto di uno stesso concetto scritto in due modi differenti.
“Carla si recava al lavoro a piedi, come tutte le mattine, e intanto beveva il suo caffè.”
Ok. Abbiamo capito che Carla sta camminando con… un bicchiere? Una tazzina? Di carta, immagino. Di caffè. E se lo mostrassimo, magari inserendo qualche accorgimento in più per arricchire la trama?
“Come tutte le mattine Carla si apprestava a raggiungere l’ufficio percorrendo il breve tratto di strada a piedi con il solito caffè take-away tra le mani ancora bollente, preso alla caffetteria all’angolo del vicolo appena infilato.”
È bastato poco, ma abbiamo detto la stessa cosa, il messaggio non è cambiato: Carla sta andando al lavoro e intanto beve un caffè. Ma è cambiato il modo in cui il concetto arriva, lo sentite in modo diverso. Lo state immaginando più chiaramente, dopo che ne avete letto una descrizione più accurata. Benché si tenda a scoraggiare gli autori nell’esprimere un concetto con troppe parole per evitare la ridondanza, tavolta, espressioni troncate in modo affrettato e approssimativo possono far più danni di un paio di parole in più; resta inteso che anche periodi estremamente brevi possano essere ottimizzati in base alla regola. Non si tratta infatti di preferire il lungo periodo al breve: l’attenzione va posta sul metodo, sull’impostazione data, atta a raffigurare un momento narrativo per meglio farlo arrivare al lettore.

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