Erri De Luca Solo andata

errideluca21Strano incontro, questo due giugno, fra politica e poetica.
In questo giorno apriamo l’ultima raccolta di poesie di Erri De LucaSolo andata, uscita di recente da Feltrinelli editore.

La prima parte è un’odissea infernale di migranti africani verso l’Europa, attraverso deserti e rive della Libia, poi sulle “carrette del mare” verso l’isola di Lampedusa, a sud della Sicilia. Questa poesia è fatta d’erranza, di sradicamento, di disperazione, di sfruttamento, di stranezza, di minacce e di morte.

Questa poesia fa confluire la bellezza del verbo di Erri De Luca, la sua lucidità politica e perfetta conoscenza del fenomeno migratorio: spietata geografia umana e fisica metamorfosata in cantico.

Questa poesia mette in parola le realtà profonde ma rimosse delle migrazioni: “Faremo i servi, i figli che non fate, nostre vite saranno i vostri libri d’avventura.”

Iliade crudele e moderna, questo canto tragico esce dalla stretta sfera della poesia per raggiungere l’universalità di un linguaggio capace di dire l’indicibile orrore: corpi traditti, zuppi, sfiniti, morta salata del mare, sete che spinge a leccare l’ultima goccia di ruggine sulla carretta di legno, sguardi inanimati dove passa il groviglio delle nube…

Lo stesso giorno, a Lussemburgo, i ministri europei dell’interno sancivano sulle questioni di migrazioni in cooperazione con la Libia. Hanno parlato di pattuglie marittime comune, di motovedette , di salvataggio in mare, di formazione di poliziotti, di documenti falsificati, di diritto d’asilo e di rimpatrio. Si sono divisi sul rispetto dei diritti umani rispetto alle politiche di rimpatrio.

Quando i ministri dell’interno si riuniscono, di solito i resoconti non sono molto poetici, e evidentemente “Solo andata” non figurava nei loro dossiers. L’eco della tragedia umana che gronda nelle sue pagine è rimasto al largo del Mediterraneo.

 


Sei voci 

Non fu il mare a raccoglierci 
Noi raccogliemmo il mare a braccia aperte. 

Calati da altopiani incendiati da guerre e non dal sole, 
traversammo i deserti del Tropico del Cancro. 

Quando fu in vista il mare da un’altura 
Era linea d’arrivo, abbraccio di onde ai piedi. 

Era finita l’Africa suola di formiche, 
le carovane imparano da loro a calpestare. 

Sotto sferza di polvere in colonna 
Solo il primo ha l’obbligo di sollevare gli occhi. 

Gli altri seguono il tallone che precede, 
il viaggio a piedi è una pista di schiene.

Racconti di uno (brano) 

Da giorni prima di vederlo il mare era un odore 
Un sudore salato, ognuno immaginava di che forma . 

Sarà una mezza luna coricata, sarà come il tappeto di preghiera, 
sarà come i capelli di mia madre. 

Beviamo sulla spiaggia il tè dei berberi, 
cuciniamo le uova rubate a uccelli bianchi. 

Pescatori ci offrono pesci luminosi, 
succhiamo la polpa da scheletri di spine trasparenti. 
L’anziano accanto al fuoco tratta con i mercanti 
Il prezzo per salire sul mare di nessuno. 
(…) 

Notte di pazienza, il mare viaggia verso di noi, 
all’alba l’orizzonte affonda nella tasca delle onde. 

Nel mucchio nostro con le donne in mezzo 
Un bambino muore in braccio alla madre. 

Sia la migliore sorte, una fine da grembo, 
lo calano alle onde, un canto a bassa voce. 

Il mare avvolge in un rotolo di schiuma 
La foglia caduta dall’albero degli uomini. 

(…) 

Vogliono rimandarci, chiedono dove stavo prima, 
quale posto lasciato alle spalle. 

Mi giro di schiena, questo è tutto l’indietro che mi resta, 
si offendono, per loro non è la seconda faccia. 

Noi onoriamo la nuca, da dove si precipita il futuro 
che non sta davanti, ma arriva da dietro e scavalca. 

Devi tornare a casa. Ne avessi una, restavo. 
Nemmeno gli assassini ci rivogliono. 

Rimetteteci sopra la barca, scacciateci da uomini, 
non siamo bagagli da spedire e tu nord non sei degno di te stesso. 

La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi, 
nostra patria è una barca, un guscio aperto. 

Potete respingere, non riportare indietro, 
è cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata. 

(…) 

Faremmo i servi, i figli che non fate, 
nostre vite saranno i vostri libri d’avventura. 

Portiamo Omero e Dante, il cieco e il pellegrino, 
l’odore che perdeste, l’uguaglianza che avete sottomesso.1erri

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