Nido d’angelo (testo teatrale)

NIDO D’ANGELO di Anna Laura Bobbi, Alma Passarelli Pula, Gloria Gaetano

ROSALBA

In un giorno qualsiasi di quotidiana normalità il dolore si veste
ed esce di casa con la gioia e la serenità di sempre
dolore che trafigge i muri
divide le colonne portanti della serenità quotidiana
giungendo a noi senza preavviso, né istruzioni per l’uso

Il treno è deragliato, madre
è successo all’improvviso
Ora lei cammina in quella piazza enorme e si sente rimpicciolire
una sensazione di schiacciamento al suolo
uno sferragliare delle meningi come se deflagrassero le idee
e si raggruppassero in due schieramenti
Un gruppo da una parte un gruppo dall’altra
Ti cerca per disincagliarsi
Non ci sei
Questa volta non ci sei madre
Forse è meglio così

Lei ora guarda
E vede le imposte delle finestre
ma dietro ogni fessura avverte occhi
La guardano madre la seguono
Comincia così la storia tragica di tua figlia
il suo sprofondare nelle visioni persecutorie
il suo affannoso ricercare i segreti nascondigli dei suoi persecutori
la carta da parati strappata con le unghie per svelare gli occhi nascosti
le voci insistenti per smascherare chi
la fa oggetto di incauta e morbosa attenzione
per controllare i suoi desideri i suoi pensieri
Il dolore ha precorso il suo tragitto ed è giunto a destinazione

Se l’è cavata da sola si è riparata in un bar
ha aspettato che tutti quegli occhi si ritraessero
e poi si è lanciata in una corsa sfrenata
ha urlato con tutto il fiato che aveva in gola

TERESA

Era il fischio del treno deragliato che urlavo madre
cercavo di riacchiappare le idee che mi svolazzavano intorno
Mi si riconficcavano in testa affastellate alla rinfusa
Una casa una strada la mia bambola di stracci a cui avevo staccato la gamba
Voglio la mia bambola con la gamba riattaccata non la posso vedere così mutilata
Una bambola non può avere una gamba sola
Mi hai detto così Perché hai rotto il giocattolo che ti ho comprato
Non ti fa pena quella povera bambolina così troncata
L’ho rotta apposta le ho staccato la gamba perché tu la curassi
Ho voluto la treccia a spina di pesce per farti fare tardi
e poi non mi piaceva e te l’ho fatta sfasciare
e hai dovuto pettinarmi di nuovo
Facevi tardi al lavoro e io ero contenta
Tu e il tuo lavoro
Se tu rimani con me io ti do una caramella Ti ho detto
Non hai voluto la caramella e io ho rotto la bambola e ho sfasciato la treccia
i treni deragliano, le rotaie si divaricano le idee
sfrecciano via e galleggiano nell’aria e poi si ricompongono come preferiscono
Come quegli occhi che spiano dietro le imposte
Sono loro che hanno fatto deragliare il treno
Per spiarmi
perché avevo sfasciato la treccia e rotto la bambola
Gli occhi m’inseguono i medici mi visitano
ma gli occhi non possono vederli
E’ acida questa medicina che ci avete messo
Vi hanno convinto a metterci la varichina per rubarmi la testa
Pure voi hanno contaminato lo so

Io qui da sola non ci rimango
non mi lasciate in mezzo a questa folla
Non conosco queste persone
perché mi avete portata qui
Non mi piacciono gli estranei Hanno occhi che scrutano
si infilano nelle pieghe della pelle aprono i miei pori
portano via la linfa, mi succhiano il sangue
e mi aspirano le idee
e le sparpagliano intorno
e le idee volano intorno alla mia testa scombinate

Il treno il treno torna a deragliare mamma
portami via da questo caos dove deragliano i treni
e i motorini mi sfiorano
Gli occhi mi guardano mi spiano gli occhi di vetro che tornano
Il nero mi guarda il grigio mi guarda il fumo mi guarda
Le onde del mare spezzano gli occhi di vetro dentro a quest’aria appiccicosa di asfalto
mi intorpidisce lo sferragliare dei ferri che scintillano sui binari
Silenzio di mare di aria inghiottita
Tace il treno tacciono i binari tacciono le urla della mia testa
Io taccio per parlare con te mamma
Io taccio e allora le mie idee cantano mentre riposa il corpo mio
mamma

ALMA

Mi chiamo gloria gloria al padre alla figlia e allo spirito santo
gloria maestosa esaltante ed esaltata
mi glorio di conquiste
mi elevo alla gloria del paradiso e dell’inferno
giaccio su questo letto di foglie macerate
aspetto un canto che mi prenda e mi porti via
mistero glorioso la mia esistenza come quella di tutti
di tutti quelli col ventre caldo e affamato di vita pura
sono grande abbastanza grande
grande come radice d’albero in foresta amazzonica
grande come poltiglia di fango
conto conto cinquanta conto sessanta conta settanta
ma cosa sono poi gli anni se non chiacchere
creste e croste di esperienza levigata tutto intorno sa di salato torpore
mentre io vado aspetto cerco una meta un posto dove sostare
sostare da una vita piena da una vita sorda ai miei richiami di madre
alle occasioni di donna madre madre come motivo di trama ricamata
la mia pancia è ancora gonfia di figli sperduti nella giungla
saltano da un albero all’altro e lì perdo di vista i figli
le storie le loro storie che si confondono con le mie
uno spinge spinge con forza nasce a tutti i costi
un’altra è dolce è un dolce parto di note boschive
le racconto storie in pancia aperta
amo i figli che figliano dentro di me e strusciano su pareti morbide
vite succhiate nelle mammelle eterne che offro ancora oggi qui adesso
ne volete signori vendo latte di madre fiera di torti subiti
bimbo cresce e si perde lontano
lo cerco mi sente ma non serve
la mia voce non serve

TERESA 2

CANTATO

E’ arrivata la mia mamma nella stanza tutta bianca
c’è un odore inebriante di sapone di marsiglia
ho la febbre e deliravo ora sono più tranquilla

PARLATO

Adesso c’è pace e silenzio nella penombra intravedo la tua sagoma mamma
e le idee tornano chiare

RITMATO

Posso finalmente dormire
Posso dormire finalmente fino a quando non mi porterai a casa
Posso dormire e sognare sognare personaggi personaggi che non conosci
mamma personaggi dei miei giorni dei miei giorni tutti diversi

CANTATO

guarda guarda la signora sul bancone della frutta
frutta uguale alla sua luce guarda guarda i suoi limoni
sono gialli e sono ovali sono ovali e sono uguali
all’ovale dell’ uovo che vende

PARLATO

Dietro lenzuolo scarlatto lettera sopita
la lettera che ti ho scritto e non ti ho mai letto
libertà la mia d’essere ciò che sono
anche quando sono preda d’urlo
e allora chiudo gli scuri e viaggio nei boschi
tu mi chiami e io non rispondo perché non posso
non posso riporre i personaggi in una cassa
le loro voci penetrano e scalfiscono le pareti della stanza
sotto il letto si infilzano pensieri
ed è proprio lì che i castelli tremano
entra non entrare entra e danza

Danza questa inferocita polka
la signorina tutta pizzi in calze a rete
sfonda la porta il signor sanguisuga che guaisce come cane e ancora sanguina
senza far si che il cognome risulti cambiato

Li sento appena entro nell’ingresso
Mentre ero fuori hanno disseminato occhi in ogni angolo della casa
Li vedo i loro occhi di vetro li hanno nascosti bene ma io li vedo
Sono celati sotto la vernice delle pareti
Scrostare grattare fino a scorticarsi le unghie per rimuovere gli occhi di vetro

PRENDE ALMA SULLE GAMBE

CANTATO

Gratto gratto graffio e scrosto con le dita sanguinati
Gratto gratto graffio e scrosto e non posso mai fermarmi

PARLATO

Eccolo lì un altro occhio Tutti li devo togliere neanche uno deve rimanere

ROSALBA 2

GIRANDO

Il treno deraglia di nuovo le idee sfrecciano via
galleggiano in aria e ripiombano nella sua testa
ammucchiate senza ordine
Sognare è l’unico modo trovato per ricomporre collegamento magico
scalda la padella con fuoco e mestolo mescola occhi d’uomo di quell’uomo
di quell’uomo che ha osato che ha osato violare sfaldare quell’unico canto d’amore che sentiva dentro

A TERRA SDRAIATA

Buio deve fare buio per spegnere gli occhi di vetro
La medicina è acida ma rimette il treno sulle rotaie
e le immagini tornano buone
I colori sbiadiscono
Arriva il sonno
Nel buio arriva il sonno il treno si ferma
Il sonno è la sua stazione
Sonno senza sogni privo di segni
Galleggia nel sonno si innalza sopra le pietre
sorvola le strade che la perseguitano
i treni che urlano sui binari d’acciaio scintillanti
che le trafiggono gli occhi

TERESA 3
CON ALMA SULLE GAMBE

Gloria al padre alla figlia e allo spirito santo
amica mi sei in questi giorni la tua esistenza con la mia esistenza
attorte in unico filo
mescola e fanne intruglio e poi butta via tutto
io lo faccio continuamente affacciata alla finestra alla finestra di tutti i giorni
gli angeli miei fratelli dalle nuvole lanciano biglietti non li leggo
leggo invece storie d’uomini per capire comprendere il tonfo sordo
lo schianto che ho sentito quel giorno
quel preciso attimo che ha fatto virare le vele
tempeste di pioggia sottile capelli abbarbicati le gocce d’acqua
non posso pensare la vita senza te che mi svegli al mattino
senza il caffè che ti porto
senza la buonanotte nel cestino
ma non sono più bimba dagli occhi sottili
sono donna e incetto sostanza
provo abiti in negozi sfitti acquisto ritorno
mi lascio fotografare e filmare e poi mi guardo
guardo la mia immagine riflessa
i miei seni di madre mancata
quegli occhi ventaglio sul dirupo nero

sono un equilibrista che passeggia sul filo
tutti trattengono il respiro hanno paura per me
paura che io perda l’equilibrio in quel sottile filo
sono nella dimensione del vento
si spostano i capelli nel volteggio
le dita delle mani trattengono respiri e orgasmi leggeri m’investono
le tende si sono spostate
ora posso tornare nella stanza
e ti ritrovo lì pronta attenta al sentire mio
dammi la mano ora finchè ci sei voglio sostare in vita piena con te

ALMA 2
SULLE GAMBE DI TERESA

buongiorno amore cucciola d’oro hai dormito bene stanotte
ho sognato varchi aperti verso universi nuovi
collegamenti in fasce orarie di orari senza tempo
campane benedette suonate da gobbo in cabina plastificata
piccoli mostri piccole sculture di vera vita un falegname Maria
un piccolo Gesù in giaciglio di paglia
c’è forse un nido per gli angeli
quelli che sbattono la testa e non riescono più a tornare indietro
quelli per cui i canti si stonano
quelli dall’apriscatole che non si infilza più nel punto esatto dove muore la notte
affannosa la mia ricerca sbatte contro gli angoli di deserte città
dove sono finiti gli uomini dal ventre bollito
dove gli incantesimi di oratori portati da rumorose slitte
sento salire l’inverno che ghiaccia lo sterco che sporca
il f rigo stracolmo di carne
cucino urla quelle che si sentono giù per la strada
quando inveisci contro tutti malcapitate occasioni per farti sentire
profonda la sofferenza rinchiusa nella tua vita figlia figlia di figlia
di abortiti silenzi in cristalli smembrati
culle scoperte coperte di sangue e argilla
modello meraviglie destinatarie di foglie
e cuoce l’urlo uno solo tenuto dentro in busta semiaperta
affollarsi di strade affollarsi di gente tramontata forse morta forse mora
mora come la morte staccata dal cespuglio in cui inciampo

ROSALBA 3
GUARDANDO IL CORPO A TERRA

Il suo sguardo sorridente
la mitezza dei suoi occhi in continua ricerca di affetto
l’accuratezza del suo abbigliamento
la spontaneità del suo conversare
mai lascerebbero intuire
la profondità in cui è racchiusa
e che emerge con frequente evidenza
dai suoi pianti dalle sue paure

Una bambina pronta a correre tra le braccia accoglienti
di chi le dimostrasse affetto o simpatia
vivace intelligente
una giovane donna infine
con i suoi progetti di vita
propri di chiunque si appresti ad affrontare le sue vicende
Ma un pianto
un pianto incomprensibile
che le sgorga dalla profonda angoscia che si tramuta in urlo
urla ripetute e laceranti che la strappano ai suoi sogni
Che manifestano l’emergere di un infinito incubo

PORTA ALMA DAL CORPO A TERRA

bimba la tua bimba
eccola si specchia dietro lo specchio
piccola Alice in paese di sogno navigato da mari incerti e sporchi
violati i castelli di sordi uomini duri e snocciolati
passato presente futuro birra bevuta in appartamento vuoto
tutti lontani e lei sola bimba ragazza offerta nella casa del padre
accarezza i suoi pozzi dentro nuvole grigie
le pareti sono fredde e buie lei non lo sa che tu sai
che sai vedere dove non si vede che sai andare dove lei non sai andare
non violare i suoi segreti
ma la mano
dagli la mano che potrà non esserci più
mano aperta aperta sul vuoto di ogni giorno andato

TERESA 4
FORSE GIOCO DI GAMBE DEL CORPO A TERRA
TERESA SI STACCA ED OSSERVA IL MOVIMENTO

Sono fatina della casa
esco dalla tana
ami guardarmi passeggiare nei miei deserti
svuoti la colpa che tanto hai sentito
colpa di madre di eva donna
mi incontri in quella stanza
una stanza vertebra piena di me
dove le voci non urlano
le visioni persecutorie si abbandonano
io e te sole in quella stanza giaciglio
avvolte in accappatoi come tele di ragno
poche parole tanti sguardi
ti seguo ti ho seguita
il tuo spazio in tanti spazi
sul ruscello mi hai donato meraviglie
poesia e giovani fraseggi canterini
l’umorismo di scienziata
la sbadataggine d’avventura
ripetuti gesti tante e tante volte ancora
non segni il passo a chi non c’è a chi va in altri luoghi
senti di dover andare e non vorresti lasciarmi
lasciare il tuo piccolo angelo che ha perduto riferimenti
puoi trovarmi un posto un posto dove stare
ma ovunque dovrò portare la mia stanza vertebra
affinchè non perda ancora altri luoghi

IL CORPO SI FERMA

ALMA3
SDRAIATA ACCANTO AL CORPO A TERRA

sono alla ricerca
alla ricerca di un nido
non lo sentite il grido di cicogna
chi sono
sono gloria
e gloria al padre e alla figlia e allo spirito santo
e gloria ai giorni in cui mi hanno lasciata con te
accanto al tuo letto di madonna e di purezza espansa
non più minacce nelle tue voci
angoscia e pianto trasformato in salice piangente
sbrigo faccende mi vesto e ti chiedo di uscire dalla tana
piccola lupa con ali argentate

Mara Mara marea non posso pensare di andare senza che tu stia
Non posso lasciare che la notte schiuda il presente assente
Mi guardo intorno e pulso interiora
e parlo tanto parlo e mi interesso
pazzia come moria malattia come cenere
mente dispersa
arrivano le tue parole bambine e incastro rami
provo a trovare giacigli d’affetto nidi
per il mio angelo spazzacamino

TERESA 5
SDRAIATA ACCANTO AD ALMA CHE STA AL CENTRO DEI DUE CORPI

CORPO
Madre madre che in grembo porti le mie lucciole sgangherate
non soffrire di sofferenza d’altro
impara la vita del mio stato senza fare domande
stringi la mano adesso che puoi al tuo angelo incatenato
cerchi un nido per me ma io sono qui
sono nella mia stanza vertebra che è già nido

vieni
camminiamo adesso insieme
impariamo il passo del fachiro su un letto di carboni
il passo della cicala sul ramo
il passo dell’uomo che cede e saluta e lascia
cantiamo la canzone del solco
nell’anima grembo un sentiero di luce minuta
una fiaccola che non si spegne

CANTATO
c’era una volta un solco solcato
un braccio appostato
un occhio bambino piccolino
un accento impantanato sul selciato

e c’era una volta un solco solcato
un braccio appostato
misura le dita quel metro inventato
che batte in muro fissato
luce minuta sbiadita tra le dita

SALTI

ROSALBA E TERESA
I DUE CORPI RIMANGONO A TERRA

ROSALBA
Ti sogna nell’eterna notte e t’accarezza ancora mentre dormi dentro di lei
TERESA
Mi sogna nell’eterna notte mentre dorme ancora dentro di me

R
Sopra il guanciale segnato dal giorno
In un tempo in cui tutto è concesso
T
Sopra il guanciale segnato dal giorno
In un tempo in cui tutto è concesso

R
Le tue parole le arrivano al fondo
là dove dorme la madre che è madre
T
Le mie parole le arrivano al fondo
là dove dorme la madre che è madre

R
la bambina che eri come il principio d’un fiore
frutto di grazia inattesa
T
la bambina che ero come il principio d’un fiore
frutto di grazia inattesa

R
Sprigiona al tramonto senza scaldare
La forte radice che tiene alla vita
T
Sprigiona al tramonto senza scaldare
La forte radice che tiene alla vita

SPARISCONO POI TERESA TORNA SI A CCUCCIA SULLA MADRE
L’ ACCAREZZA

hai spento la luce SPEGNE LA LUCE
si
buonanotte cucciola d’oro
buonanotte madre
Pubblicato da Gloria GaetanoIL MELOGRANO

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