Doris Lessing Il quarto figlio Mondadori

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Una storia dura

Rimane un senso di disagio, quasi di colpa.
Attraverso le emozioni di Heriet sono stata trascinata in una vicenda che pone una serie di interrogativi e obbliga a decisioni che fortunatamente la vita mi ha risparmiato.
Il sogno di Herriet e David di creare una famiglia numerosa, controcorrente rispetto alle abitudini moderne, pare concretizzarsi nella prima parte del libro con l’acquisto di una vecchia grande casa e con la nascita ravvicinata di quattro splendidi figli.
La famiglia felice, in cui regna l’allegria, l’amore, in breve la felicità, diviene il polo di attrazione di parenti e amici che corrono a occupare le numerosissime stanze non appena possono.
Il baricentro felice riesce in pochi anni a riunire persone che da tempo si evitavano e a ricreare fra tutti l’armonia.
Poi arriva Ben, il quinto figlio. Diverso dagli altri. Diverso e basta.
Di una diversità tale che la nascita quasi contemporanea della cuginetta affetta dalla sindrome di Down sembrerà quasi una benedizione.
La diversità di Ben cambierà la vita di tutto l’estero nucleo famigliare e cambia anche la forma del romanzo, che fino a qui sembrava un racconto leggero e disimpegnato, trasformandolo in un testo teso, duro, angosciante per le decisioni sofferte e contrastate che l’esistenza di Ben imporrà. Un testo che pone il lettore nudo di fronte alla propria coscienza perchè è impossibile non porsi la domanda: cosa avrei fatto io?
Bravissima l’autrice (Nobel nel 2007) capace di una prosa fluida e scorrevole, in grado di catturare ogni particolare di una scena o di un’emozione per restituirla con poche indovinatissime parole e di legare a sé l’ignaro lettore che ancora non sa che in labirinto di buio e di dolore sta andando a infilarsi.
Consigliatissimo per tutti, tranne che per chi attende un bambino… meglio rimandare a dopo!

[…]
Si infilò nel lettone, come sempre allungò il braccio, perché lei potesse appoggiarvi la testa e rannicchiarsi contro di lui.
Ma lei disse: “Senti.” Poi gli prese la mano e se la appoggiò sul ventre.
Era incinta di quasi tre mesi.
Il feto non aveva ancora dato segni di vita indipendente, ma in quel momento David sentì un colpo sotto la mano, quasi un movimento brusco.
“Non sarai per caso più avanti?” Sentì un altro colpo e rimase incredulo.
Harriet aveva ripreso a piangere e David ebbe la sensazione – ingiusta, lo sapeva – che stesse infrangendo le regole di un loro tacito patto: le lacrime e l’infelicità non rientravano nei loro programmi.
[…]

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