Narrare Gloria Gaetano da un’antologia per le scuole per una scheda di scrittura

 

 

 

 

 

 

 

PRESENTAZIONE

Tempi e luoghi del narrare

Leggerezza, rapidità, precisione, visibilità, molteplicità e consistenza sono i sei valori essenziali della narrativa, elencati

1

da Italo Calvino.

L’arte di raccontare storie è nata quasi in contemporanea con la comparsa dell’uomo sulla terra e ha costituito un

importante strumento di condivisione dei valori sociali. 2

Per proseguire con le citazioni, Roland Barthes 3 dice che innumerevoli sono i racconti del mondo, su cui, insieme con
Todorov4 costruisce quella nuova disciplina che lo stesso Todorov battezzò narratologia.

Sotto queste forma infinite -scrive Barthes -il racconto è presente in tutti i tempi, in tutti i luoghi, in tutte le società. Il
racconto comincia con la storia stessa dell’umanità non esiste e non è mai esistito un popolo senza racconti: tutte le
classi sociali, tutti i gruppi umani hanno i loro racconti e spesso questi racconti sono fruiti in comune da uomini di
culture diverse, talora opposte; il racconto è là come la vita.

L’idea di Barthes , per il quale il racconto è una delle più grandi categorie della conoscenza che utilizziamo per
comprendere e ordinare il mondo, è riuscita a imporsi nella politica, nelle tecniche del management e in quella new
economy che domina il mercato globalizzato, della finanza. E soprattutto nel giornalismo. Oggi tutto il metodo
narrativo di storie personali letterarie o di discorsi politici è basato sul metodo dello storytelling.

Storytelling è il racconto degli eventi con parole e immagini e suoni, spesso di improvvisazione o di abbellimento. Storie

o racconti sono stati condivisi in ogni cultura come mezzo di intrattenimento , istruzione, tutela del patrimonio
culturale e al fine di instillare valori morali valori.
Noi cercheremo di utilizzare la tecnica di scrittura e di comunicazione tecnologica mediatica, soprattutto per scrivere,
esprimersi, ordinare la lingua e la sttuttura di ciò che si dice, si scrive. Per diventare capaci di esprimere un progetto
una critica, un desiderio anche un progetto personale e collettivo di vita.

1 Italo Calvino, 1923-1985, scrittore italiano, aveva scelto questi sei valori, che erano il titolo di altrettante conferenze
che doveva pronunciare negli Stati Uniti tra il 1985 e il 1986. Scrisse le prime cinque (Lezioni americane), che furono
pubblicate postume.

2 Christian Salmon, Storytelling, la fabbrica delle storie, Fazi editore, Roma, 2008.

3 Roland Barthes, 1915-1980, è stato un saggista, critico letterario, linguista e semiologo francese.

4 Tzvetan Todorov, nato a Sofia nel 1939 è un filosofo e saggista bulgaro.

Tutte le moderne narratrici e i grandi narratori, hanno, come Sheherazade5, la passione del raccontare storie. Storie
vere, storie fantasiose, storie visionarie, storie inventate che sibiforcano in infinite altre storie.

Da piccoli si ama ascoltare le fiabe, che solo alla fine rivelano il disegno e l’unità di un destino. Chi narra non solo
intrattiene l’altro che ascolta riuscendo a incantarlo, come in Sheherazade, ma lascia una figura, un disegno
irripetibile per ogni esistenza.

Ogni individuo si pone la domanda. Chi sono io? Che senso ha la mia vita? Un senso che troverà solo alla fine
della narrazione e delle varie storie, legate dal filo–trama delle mille cronache, storie fantasiose, biografie, rivelazioni
di cose sognate. E la prospettiva viene data dall’affabulatore, che alla fine lascerà in terra il disegno di una vita
vissuta,attraverso i suoi vari percorsi.

A volte si insinua nel narrare il perturbante, l’elemento sconosciuto misterioso, che coincide con una propria paura
inconscia. Questa paura si risolve nel vederla rappresentata. Nell’ascolto. È l’archetipo, che si ripete da secoli, nel mito,
nelle leggende, nelle nuove storie attuali che ci sembrano appartenere al nostro tempo, è sempre presente dentro di
noi e nel narratore. Così Demetra e Core, Orfeo e Euridice, le mille storie dei tragici amori, Penelope, la vita che nasce
dal mare, la visione di Afrodite, il padre che divora i figli, ritornano sempre, come l’orco delle fiabe e la Medea di
Euripide, anche nelle cronache attuali, meravigliandoci per la comparsa improvvisa, che ci appare nuova, della violenza
e della sopraffazione, dei ragazzi abbandonati, dell’uomo che uccide le proprie amanti.

Sia che le vediamo al cinema, o che le sentiamo dalla voce di chi recita a teatro, o al tavolo di un bar, oppure nei libri,
riconosciamo nelle storie l’eco di quelle antiche, spesso l’eco della nostra storia, del nostro destino che si compirà
quando il fascino del narrare avrà pronunciato la parola fine.

La centralità delle storie: la narrazione del sé

Raccontarsi significa farsi conoscere agli altri, o far conoscere esperienze collettive, anche di altri. Attraverso l’uso della
scrittura o di qualsiasi altro mezzo di comunicazione (cinema, televisione, sms, chat, twitter, filmati e foto) si cerca di
dare una forma, una rappresentazione al proprio vissuto, che cerca di attirare chi ascolta, legge o guarda.

La narrazione ha un alto potere comunicativo, anche se rielaborato, di conoscenza, di esperienza dell’altro che ci è di
fronte, di tutto il mondo che lo circonda, della sua vita emotiva, detta e non detta, Strumento di conoscenza quindi, e,
forse, nei modi della vera partecipazione, empatia (sentire con…) e ascolto, un metodo vero e proprio di aiuto per chi
esprime la propria storia, la propria emotività.

Le nostre vite sono legate a quelle di familiari, amici, persone, gruppi di lavoro e di prossimità abitativa, di luoghi di
intrattenimento, scuole, università, ambiti di lavoro. E anche si intrecciano alla vita di coloro che sono ormai scomparsi,
ma le cui storie si raccolgono nella sabbia dei ricordi, costituendo il canovaccio di una più grande storia, che si allarga a
macchia d’olio.

Ritrovare le storie e disporsi a un ascolto partecipe, è ritrovare anche il senso delle nostre vite, individuali e di tutti. Il
lungo monologo della nostra storia che intessiamo e re-intessiamo ogni giorno è il modo per ritrovare noi stessi, aspetti
non sempre chiari dell’esistere.

5 La narratrice delle Mille e una notte, celebre raccolta di novelle orientali (X secolo) di varia ambientazione storico-
geografica, composta da differenti autori. È centrata sul re persiano Shahriyar, che, essendo stato tradito da una delle
sue mogli, uccide sistematicamente le sue spose al termine della prima notte di nozze. Un giorno, non essendoci più
fanciulle in età da marito, ordina al visir di dargli in sposa una delle sue due figlie. La maggiore, Sharazad, si offre
volontaria salvando la sorella. Così la bella e intelligente ragazza, per far cessare l’eccidio e non essere lei stessa uccisa,
escogita un trucco e attua il suo piano con l’aiuto della sorella: ogni sera racconta al re una storia, rimandando il finale
al giorno dopo. Va avanti così per mille e una notte; e alla fine il re, innamoratosi, le rende salva la vita.
La centralità dell’ascolto

Il vero ascolto presuppone un rapporto, un contatto profondo.

Significa entrare nei panni dell’altro, osservare temporaneamente la realtà con i suoi occhi.

Il vero ascolto produce naturalmente empatia, perché nasce dalla convibrazione e dalla risonanza.

Ascoltare in modo profondo e totale significa dare senso alle parole dell’altro, impegnarsi a sentire il suo fantasticare,

immaginare o narrare la sua vita. Significa accogliere ciò che dice, dando valore alle sue parole: non indulgere nel
dubbio, nella valutazione, nel giudizio e superare il pregiudizio.

Saper ascoltare non significa stare in silenzio ed annuire semplicemente, ma mostrare con tutti noi stessi, ovvero con il
nostro atteggiamento, di aver capito ciò che l’altro cerca di dirci: con gli occhi, con il nostro interessamento, con il
corpo. O anche utilizzare messaggi di apertura, gli “apri-porta”, brevi messaggi verbali che esortano l’altro
all’esposizione del problema, mostrano la nostra volontà di partecipazione al suo problema facendolo sentire accettato
e compreso.

L’accettazione comporta calore umano, accoglienza, e quindi, offriamo all’altro la possibilità di esprimersi, di

comunicare liberamente con noi.

In una storia di vita vengono narrate anche le particolarità del protagonista.

In tal senso il racconto fa a volte del protagonista anche un ‘tipo’ esistenziale.

Attraverso la narrazione il soggetto tende a evidenziare le varie identità attraverso cui è passato: infanzia,
adolescenza, ricerca della propria identità, trasformazioni del proprio corpo, delle emozioni, del pensiero, la scoperta
della propria immagine riflessa nello specchio, la ricerca dei propri sentimenti nei confronti degli altri, la scoperta della
propria identità sessuale.

Ognuno vuole essere ascoltato, narrato, guardato mentre vive o perché vive. È come, alla fine, scoprire come si è,

guardare negli occhi dell’altro come si è diventati nel percorso di vita, attraverso la sofferenza, attraverso, le infinite

incertezze di identità.
Scheda di lettura
Scegliete un testo tra quelli proposti nella lezione di oggi o in lezioni precedenti
I personaggi

descrivi alcuni personaggi che compaiono nel testo da te scelto, quello che fanno e perché li hai scelti

Parole

indica qui le parole che ti erano sconosciute e che hai cercato (vocabolario, genitori, amici, internet, ecc.) e copia la
breve definizione che ti è stata data
RACCONTARSI
Sei tu l’autore

Costruisci il tuo racconto

Quale episodio della tua vita vorresti raccontare? Puoi anche raccontare un sogno o un desiderio pensando di
realizzarlo

Scrivi qui il tuo racconto

TITOLO
IL TUO RACCONTO
.
Registra il tuo racconto (solo voce o anche filmandoti mentre leggi), e poi fallo ascoltare a chi vuoi (amici,
parenti)

.
Quali commenti avete fatto tu e le persone coinvolte?

.
Quali sono i personaggi del tuo racconto? E quali hanno ricoperto un ruolo positivo o negativo?

.
Quali sono i tuoi sentimenti, le tue emozioni che hai voluto raccontare?
lavoro di gruppo
formate un gruppo di lavoro di 4 –
5 persone e consegnate ad ognuno di loro il testo “raccontarsi.
di un estraneo al
gruppo, al quale affidare il compito di analisi e critica.

Tempi del testo narrativo
Il tempo della storia

Ogni storia è ambientata in un determinato momento storico e questo è un elemento
spesso fondamentale per capirne il significato.
Per esempio i promessi sposi sono collocati nel seicento e non avrebbero senso in un
altro periodo storico.
Il momento storico può essere dichiarato esplicitamente o può essere descritto dal lettore
in base a riferimenti impliciti. Inoltre, ogni storia copre n certo arco di tempo: gli
avvenimenti narrati possono svolgersi in poche ore, in alcuni giorni e in molti lunghi anni.

Il tempo del racconto

L’autore può fare numerose scelte diverse per raccontare i fatti; può riassumerli, può

tralasciarne qualcuno, può tacere alcuni avvenimenti, può dedicare molto spazio a un

avvenimento ecc…

Per analizzare il tempo del racconto distinguiamo tre elementi:
-La distanza tra l momento in cui gli eventi si sono verificati;
-Il momento in cui vengono narrati;
-L’ordine in cui l’autore dispone gli eventi nel testo;
-La durata narrativa ovvero lo spazio dedicato ad essi nel racconto.

Analisi del testo

breve riassunto
epoca
ambiente
personaggi
temi
argomenti principali
episodio significativo
lingua e stile
difficoltà incontrate
lettura critica personale e del gruppo

Ognuno di voi scriverà una breve critica di 10 righe del testo esaminato, e a turno lo
leggerà nel gruppo, in modo che il gruppo ne possa fare una sintesi collettiva.

Lettura critica personale

Lettura critica e sintesi del gruppo

Tratto da Gloria Gaetano “Corso di scrittura creativa”, Napoli, 2014, ©Gloria Gaetano, riproduzione consentita
esclusivamente su autorizzazione dell’autrice.

 

 

 

 

 

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